Finalmente anche all’interno del Village ci sono 2 bellissimi campi da Padel , venite a scoprire questo bellissimo gioco che crea assuefazione .

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Il paddle è senza dubbio uno degli sport che più sta incrementando il suo bacino d’utenza in questi anni. Anche in Italia la gente ne parla, il pubblico sta iniziando a seguire i tornei e i campi si moltiplicano a vista d’occhio. La maggioranza dei circoli tennis ne ha costruiti almeno un paio; tanti circoli sportivi hanno riconvertito uno spazio prima dedicato al calcetto al paddle e anche chi non gioca è ormai abituato a vedere quelle gabbie trasparenti e un po’ claustrofobiche.

Un po’ di storia

Il mito fondativo del paddle sembra suggerire subito come questo gioco sia una variante del tennis. Un milionario messicano, Enrique Corquera, alla fine degli anni ‘70 si era messo in testa di voler costruire un campo da tennis all’interno della sua tenuta. Operai, progetto, tutto pronto fino a che qualcuno non si accorse che lo spazio predisposto non bastava, i metri non erano sufficienti per un campo da tennis regolamentare. È qui, da una necessità, da un problema, che nasce il paddle.

 

Corquera non è un uomo abituato a non esaudire i suoi desideri e così decide che lui vuole giocare ugualmente, allora si accontenta di un campo di dimensioni ridotte e non abbatte i muri che circondano il terreno di gioco. È in quel rettangolo che parte tutto, sono quei muri di cemento che diventeranno pareti trasparenti e rappresenteranno l’essenza, l’alleato e la maggior difficoltà di questo gioco.
 
Ci sono alcune leggende che collocano la nascita del paddle a bordo di velieri inglesi nell’ottocento, dove per la noia i marinai sperimentarono un particolare gioco da fare in stiva con in mano i remi e una pallina che schizzava da una parte all’altra anche con l’aiuto dei muri. L’altra strada a ritroso per risalire alla fonte del Padel ci porta invece agli Stati Uniti, all’inizio degli anni ‘20, con diverse persone che nei parchi pubblici di New York si sfidavano in una strana variante del tennis, con racchette che assomigliavano a remi: da questo prototipo arriva l’evoluzione del paddle Tennis inventata da Frank Beal con il pavimento in legno e le reti metalliche tutte attorno.

 

Teorie affascinanti e complesse, che però faticano a tenere il passo con l’intuizione di Corquera, veicolo vivente del gioco dal Messico fino all’Argentina dove il paddle è seguitissimo e dove viene giocato, insieme alla Spagna, al suo massimo livello. Il territorio pioniere italiano è stata l’Emilia Romagna, in misura minore il Veneto, con Bologna che è stata la prima città a portare il paddle a conoscenza degli sportivi del nostro paese all’inizio degli anni ‘90. Adesso è Roma la città con la più alta concentrazione di campi, ma il paddle sinceramente non sembra avere più limiti o confini territoriali.

 

I tipi che non vorresti mai incontrare su un campo da paddle
Quelli che non si sanno vestire
Il paddle ha un suo codice di abbigliamento: i brand che vanno per la maggiore sono Joma, Asics, Head e sono universalmente accettati i completi da tennis. No scarpe da calcetto, no maglia da calcio, no calzettoni alti da calcio. E poi, soprattutto, no ai pantaloncini senza tasche. Si dovrebbero prevedere pene severissime per quelli che tra la prima e la seconda di servizio si aggirano per il campo in cerca di una palla.

 

Quelli che esultano quando sbagli
Nel tennis c’è un codice di comportamento che è bene osservare anche nel paddle. Se il tuo avversario fa doppio fallo, sbaglia in rete un colpo facile o commette un generico errore non forzato non si esulta. Si sta in silenzio, signorili, provando una classica e benedetta gioia contenuta. Anche se dentro si ha il Carnevale di Rio perché adesso siete sopra 5-4 al terzo, c’è bisogno di compostezza.

 

Quello che quando sta 30-15 dicono «3-1»
No, se il punteggio è quello del tennis si segue quello del tennis. Con rigorosa precisione e senza giovanilistiche invenzioni linguistiche che rovinano certe tradizioni da rispettare sempre.

 

Quelli che vanno a lezione tre volte a settimana e ti dicono «ma io non gioco mai»
Questa è una categoria di mostri ereditata dal tennis, ma ha trovato terreno molto fertile nel giocatore medio di paddle che sta dilapidando il suo conto in banca per migliorare il gioco con la parete, ma finge di essere disinteressato e poco allenato.
BUON DIVERTIMENTO A TUTTI 
 
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